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Elec rappresenta il primo concreto tentativo di
far convergere le nostre energie per soddisfare la necessità
sempre più importante di archiviare e diffondere, amplificandone
la portata, i risultati delle nostre specifiche modalità
espressive.
Elec è una coesione di forze mosse dallesigenza di
offrire una espressione materiale, un supporto, alle nostre sperimentazioni.
Questa è una condizione inevitabile per ottenere, nel frastuono
del mercato globale, il riconoscimento del nostro esistere.
Vorremmo esorcizzare quellistintivo nascondersi dietro ad
atteggiamenti cauti ed esitanti, la cui causa spesso è la
paura di essere accolti con pesanti critiche o di veder travisato
il proprio messaggio.
Infatti ci accomuna una triste constatazione che purtroppo impoverisce
in maniera lenta e subdola la nostra volontà.
Lassedio che la volgarità, la stupidità e lavidità,
soprattutto attraverso i media, cingono attorno alle poche possibilità
rimaste di vivere consapevolmente ed intensamente, sembra sempre
più destinato al successo.
Non vogliamo rimanere passivi di fronte a questo stato di cose anzi,
vogliamo aggirare e aggredire questo assedio.
In questo senso allora Elec è il nome di un progetto che
ognuno di noi considerava prima, individualmente, al di là
della propria portata.
Un soggetto collettivo indipendente e non allineato, con una struttura
forte ed un attitudine tale da poter veicolare, come primo passo,
il nostro materiale audio e video ed espandersi poi, acquisendo
e diffondendo anche materiale altrui, acquisito, vagliato ed esaminato.
Vogliamo che questa espansione si configuri in maniera versatile
per poter contenere e sostenere anche altre modalità espressive,
creando interazioni forti sia tra gli individui che tra i diversi
materiali prodotti.
Non sarà una rete effimera di contatti e contratti per acquisire
un potere economico, che non è nei nostri obiettivi, ma un
soggetto capace di una penetrazione nelle zone e negli ambiti culturali
che finora abbiamo solo frequentato ed osservato quasi come spettatori.
Elec deve mantenere le nostre specifiche scelte etiche ed estetiche
, le nostre lacune, le nostre idiosincrasie e la nostra ammirazione
sincera verso la ricerca. Elec non è una ipocrita parvenza
di determinazione.
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Allinterno del primitivo nucleo decisionale
abbiamo raggiunto abbastanza velocemente un equilibrio rispetto
al primo problema che si è posto: codificare e parametrizzare
una serie di istanze, spontaneamente emerse come elementi di un
metodo, per analizzare lambito musicale di cui ci riconosciamo
come facenti parte.
In concreto, abbiamo individuato collettivamente una serie di criteri-filtro
che un episodio come un brano musicale deve superare indenne per
poter essere associato-accostato ad Elec. Trattasi di criteri che
derivano dal concetto per cui diventa fattore assoluto e determinante
della composizione il materiale sonoro, sia come evento singolo
sia come presenza allinterno di pattern percettivi più
o meno complessi ed organizzati nel tempo.
Questo tipo di discorso con le attenuanti e le aggravanti del caso
vale sia se si considera come unità significante il suono,
rispetto ad un brano, così come limmagine rispetto
ad un suo assemblaggio nel tempo. Vale infine anche per quel tipo
di unità ibrida che nasce dalla simbiosi tra eventi materialmente
diversi.
Noi consideriamo valori positivi i segni (evidenti) che un brano
deriva da un lavoro di sperimentazione onesta, giustamente subordinata
ad una progettualità teorica.
In questo modo la teoria deve garantire una coerenza formale anche
nelle deviazioni più marcate rispetto alla leggibile sequenzialità
con la quale comunemente si fruisce di un episodio organizzato in
una successione di eventi nel tempo.
La sperimentazione in questo senso è una modalità
che si rivela nel prodotto finito e che nasce da uno stato di crisi,
di dubbio, prima condizione indispensabile per la ricerca, la quale
ha precisamente lo scopo di rimuovere questi stati e riportare ad
una condizione di pseudo-quiete che solitamente è il prologo
per la nascita di crisi ulteriori.
Ovviamente facciamo riferimento a persone che percepiscono la realtà
come qualcosa di non accogliente e non superficialmente ordinato
e comprensibile.
Il criterio per cui sono individuabili questi segni può derivare
ad esempio dalla scrittura, o meglio dalluso progettuale che
se ne può fare adottando codici diversi.
In questa fase del processo creativo può risiedere la percepibile
presenza di scarti, scompensi o enfatizzazioni che prendono corpo
successivamente nella traduzione dal progetto alla forma.
Un ulteriore criterio passa dalla constatazione della modalità
in cui gli eventi si susseguono ed obbediscono ad algoritmi, nella
fase in cui lepisodio viene materialmente prodotto ed ancora
nella modulazione e nellestremizzazione dei parametri che
decidono le caratteristiche di emissione del segnale. In questo
senso è individuabile ulteriormente qualcosa dalle non ben
definite e astratte proprietà che rende evidente o per lo
meno leggibile una conflittualità che si espleta in forme
nuove, non stereotipate, assolutamente personali e perciò
radicali, dal nostro punto di vista.
Conseguentemente, per quanto concerne Elec come opportunità
per altri musicisti, possiamo asserire che esiste una prassi decisionale
sul valore relativo degli episodi creativi che non si adagia sulla
ormai obsoleta pratica del giudizio in base al gusto
o alla quantità di sensazioni facilmente tollerabili dai
singoli, ma muove da una disamina di un insieme di parametri, non
tutti assimilabili allo stesso livello di importanza.
Possiamo definirli come una serie di primitive che articolano
completano e arricchiscono lo strumento della valutazione ai fini
della coerenza con Elec.
In secondo luogo, per quanto riguarda il peso dellaggettivo
sperimentale e il modo in cui lo stiamo usando, è
dato che sussistono una serie di nostre discriminanti per definire
un brano come tale.
Abbiamo individuato che lattitudine nella ricerca, nella creazione
e nellassemblaggio dei suoni (o immagini) e il modo in cui
si usano i supporti attuali di registrazione, devono configurarsi
globalmente come risultato di una prassi che muovendo da una teoria
più o meno completa e definita porta attraverso limpiego
empirico dellinnesco e della verifica ad un risultato che
pur nello scompenso più estremo come nella linearità
minimale si connota fortemente di una coerenza formale, allontanandosi
da banali omogeneizzazioni o appiattimenti facilmente fruibili dei
rapporti dinamici tra gli eventi.
Questo evita lerrore di considerare validi i risultati del
tipico atteggiamento per cui ci si adagia in maniera pigra e ruffiana
su stilemi di dubbia provenienza, vedi ad esempio la spazzatura
elettronica sul tipo della house europea.
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Abbiamo constatato spesso che il materiale sonoro
che deriva da una ricerca è più efficace nella stimolazione
di alcune reazioni emotive come, ad esempio, la sensazione di attesa,
di sospensione, che nasce dalla bassa prevedibilità dello
svolgimento e che innesca una sorta di ansia paradossalmente piacevole,
un impulso ad acuire lo stato di vigilanza, una spinta al tentativo
di interpretazione, una sorta di disorientamento, una sensazione
di scompenso o di irregolarità, una forma peculiare di empatia
mediata con loggetto percepito.
Il processo compositivo che si può configurare come assemblaggio,
stratificazione o come disvelamento progressivo di un ordine o graduale
avvicinamento al disordine, implica delle questioni di carattere
metodologico.
Per noi tale processo è giunto a buon fine se il risultato
è capace di impatto emotivo ed è autosufficiente.
Il nostro interesse aumenta tanto più se si distanzia o rifiuta
apertamente o decostruisce violentemente gli stereotipi in voga
nellelettronica di consumo.
E chiaro che ogni progettualità dovrebbe richiedere
la sua specifica prassi, ne deriva che quando è possibile
con buona approssimazione individuare indizi di tale prassi allinterno
di un brano la fruizione ne risulta arricchita, questo perché,
rispetto al problema della semanticità della musica, è
come se il codice (linsieme dei legami arbitrari tra unita
significanti e lo spettro dei possibili significati) diventasse
per un istante cosa condivisibile, aumentando così limportanza
delle informazioni ricevute.
Nella musica di consumo questo processo di individuazione è
spesso così palesemente immediato per noi che, paradossalmente,
lunica conseguenza possibile è la noia o il rifiuto.
La posizione del musicista che confeziona per sedurre, smussando
gli spigoli e creando superfici con un basso quoziente di irregolarità
è antitetica alla nostra.
Le scosse emotive, come implicazione di una sorta di aspetto tellurico
del suono (cosa che ovviamente è più evidente se esiste
la possibilità di amplificare molto il segnale), non sono
ottenibili con le astuzie e gli stratagemmi che il recupero attua
per svilire, edulcorare e rendere facilmente commestibili messaggi
precedentemente considerati come radicali.
Rinnovarsi ed opporsi a questo processo degradante rappresenta per
Elec una istanza fondamentale.
Ecco perché consideriamo come interne ad ogni brano le istanze
etiche del compositore e questo ci permette di avere uno strumento
ulteriore di valutazione, solitamente ignorato da chi ha come unico
obiettivo il guadagno.
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Allinterno dello spettro di interessi di
Elec esistono delle discontinuità, così come una serie
di aporie su alcuni criteri di valutazione.
Non esiste una innovazione che prende valore soltanto dal fatto
di essere tale qui ed ora.
E possibile rinvenire attitudini si inscrivono nella contemporaneità
pur facendo riferimento ad estetiche e tecniche appartenenti a periodi
relativamente lontani. Non è discriminante in senso negativo,
per noi, che un musicista si adoperi per dimostrare di avere la
capacità di riproporre e attualizzare canoni estetici di
periodi pregressi, questo è un terreno impegnativo soprattutto
considerando laccelerazione continua del progresso tecnologico
e considerando inoltre il rischio molto elevato di produrre paccottiglia
reazionaria.
Come etichetta, vorremmo non occuparci di stabilire la giovinezza
di un brano e/o di un compositore, ma semplicemente promuovere realtà
il cui impatto nasce dallonestà della ricerca e non
da pigre obbedienze alla moda.
Nota Bene: anche negli ambiti di sperimentazione più spinta
e radicale a volte si insinua la pigrizia e la mollezza della moda,
ladesione a correnti teoriche motivata dallopportunità
e non da pulsioni sincere.
Lonestà intellettuale e la consapevolezza dei propri
limiti, unitamente ad una serrata autocritica conferiscono al lavoro
di un artista un estremismo pericoloso per il mercato.
Pensiamo che non sia la disponibilità di apparecchiature
costose o il tipico atteggiamento ruffiano verso la tecnologia a
determinare la qualità di un brano, il nostro interesse invece
è attratto da chi riesce a sfruttare in maniera eterodossa
il proprio setup, qualunque esso sia.
E' una considerazione che si ricollega al discorso della scoperta
che individua allinterno di un brano eventi o gruppi di eventi
che si comportano in modo inusuale e non immediatamente decifrabile.
Queste considerazioni si delineano come una serie di sentenze conquistate
criticamente sulle quali si articola il nostro sentire anche come
elemento precedente e fondante della prassi creativa.
A questo punto si mettono in atto rapporti tra questo, diciamo,
blocco di parametri per l'analisi critica, e la soggettività,
di contro all'impatto con ciò che vediamo o sentiamo sconfinando
finalmente nel terreno delle emozioni. La loro descrizione è
giocoforza legata, attualmente, a verbalizzazioni sicuramente approssimative
di stati danimo che ci connotano, in relazione al mondo che
ci circonda.
Qui esiste il passaggio che focalizza lattenzione sulletica
che ci muove al fastidio per lopulenza e il benessere fangoso
e fasullo e che ci spinge ad opporre il rumore come strumento di
aggressione.
Allo stesso modo la percezione della debolezza e della precarietà
della vita di chi è in ogni modo oppresso, soprattutto a
causa delle implicazioni reciproche e necessarie al benessere di
cui sopra, ci spinge a dare origine effimera a qualcosa che non
si può definire se non come lenitivo.Noi accostiamo queste
due categorie.
Fastidio, capacità di lenire.
Non cerchiamo il guadagno, siamo piccoli ed ignoranti, ma conosciamo
il modo per colmare le lacune.
Elec sarà atipica, utopica e deviante. Nessuna pigra obbedienza.
Senza banali allineamenti politici la strategia di Elec non è
la pubblicità né la prostituzione ma la propaganda
e lautovalorizzazione.
La retorica può essere utile, ciò che è ancora
più utile per avere una struttura potente è lumiltà
e la coerenza.
Non ci si deve fermare a considerare un progetto come un atto imprenditoriale
anche se è necessario che Elec si muova dentro delle logiche
che conosciamo bene.
Elec diventa alla fine un rifugio per creare, disallineandosi dalla
necrofilia.
Un motivo valido per svegliarsi ogni giorno
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